La vita ed i sogni

Quando ero piccola volevo andare via dalla mia città nell’hinterland milanese: non mi ci sono mai trovata bene, e dicevo alla mia mamma che volevo fare la contadina.  Quando ero adolescente dicevo che mi sarei sposata con uno straniero. Andare via e’ stato per molto tempo il mio karma.  Ma anche il karma si può cambiare.  Arriva un momento che senti il desiderio di radicarti e se segui con forza quel desiderio, le strade della tua vita ti portano a realizzarlo.

A raccontarla così sembra una storia di Paulo Coelho. Invece io so che sto realizzando questo desiderio e tanti altri, grazie alla mia pratica buddista.

Radicarsi non vuol dire per forza tornare.  Vuol dire scegliere il posto dove puoi disegnare e far costruire una casa senza fare un mutuo in banca.  Vuole anche dire  un posto dove puoi cercare un terreno da coltivare, perché un giorno, quando sarai stanca di lavorare, senza una pensione, tu possa vivere delle tue piante e dei tuoi animali.

La mia casa e’ dove stanno Victor e Ale e quindi in qualsiasi posto dove loro stiano, io mi sento a casa.  Ma senti il desiderio di non trasferirti più, di avere un posto dove lasciar un segno della tua vita.

Sento che tutto questo si sta concretando nella mia vita.  Pero vedo anche segnali di un  andare via che ricomincia.  Ma allora come si spiega tutto questo ?

E’ semplice.  Ho capito che quando la mia vita va in direzione contraria ai miei desideri, e’ perché ho qualcosa da imparare.  Così e’ stato per i 3 anni e mezzo passati in Africa: ogni anno e’ stato una lezione di vita importante.  Quindi se la vita ci porterà ancora in giro per il mondo, sarà per crescere ancora.

I poeti bisogna leggerli perche’ condensano secoli di vita ed esperienza umana,  in poche evocative parla.  Antonio Machado diceva: caminante no hay camino, se hace camino al andar.

IMG_6126

Ricominciare, di nuovo

Stiamo ricominciando tutto di nuovo.  Quante volte e’ già successo ? abbastanza per avere già la fiducia nelle mie capacita’ di adattamento e trasformazione.  Uso volutamente due parole che sembrano così in disaccordo perché l’adattamento mi ha sempre richiesto la trasformazione nel mio modo di decifrare la realtà per imparare a percepire le cose in un’altra maniera.

Vi faccio un esempio: la mia cucina della casa nella selva amazzonica dove ho lavorato anni fa.  Mi vedrete nelle foto più giovane, ma anche più formosa di come sono ora (perché io sono forse una delle poche donne cui la maternità ha fatto perdere peso, e mi riferisco all’allattamento !!)
Brandy_y_Yo

I mobili erano quelli della casa, quindi erano un po anonimi e tutti umidi.  Avevo solo due fuochi e quella specie di sfera gialla sulla destra era il mio forno !!  vivevo in una casa con altre due amiche ed ognuna aveva una stanza.  Cucinavamo insieme.  Era come essere fuori sede all’università.  Mi ricordo quante volte ho mangiato latte e cereali la sera perché non avevo voglia di cucinare.  Mi ero adattata ad una vita da sola e con un lavoro impegnativo, per cui tutta l’attenzione era tutta sul lavoro e pure il cuore non mi interessava molto perché non volevo nulla che mi vincolasse ad andarmene quando il lavoro fosse terminato.  Mi ricordo che dopo l’esperienza di aver cambiato con frequenza compagne di casa, avevo deciso di vivere solo con ragazze che si fermassero lungo tempo, perché e’ difficile ogni volta doversi abituare a persone nuove con cui magari non si ha nessuna affinità.  A questo avevo scelto di non adattarmi.  Perché non so se Darwin l’abbia scoperto, ma io so che se non voglio abituarmi a qualcosa, ho la capacita di fermare la mia evoluzione.  A volte e’ un grande sbaglio, a volte e’ un bene.  Noi esseri umani abbiamo questo privilegio che e’ insieme una grande responsabilità.

Poi le mie amiche sono andate a vivere con i rispettivi ragazzi (ora si dice: i propri uomini ? non mi piace ), ed io sono rimasta sola.  Ho deciso di pagare l’affitto intero e di rimanere sola.  Dopo qualche mese ho dovuto prendere una delle decisioni più importanti della mia vita: se rimanere in Peru perché era sorta un’altra opportunità o rinunciare e ritornare in Italia.  Una delle rare volte che ho sentito di non avere dentro di me la decisione già matura e solo da raccogliere.

Ho deciso di rimanere in Peru e dopo qualche tempo, e’ iniziata la mia storia con Victor.  Lui non ha avuto quindi nessuna influenza sulla decisione, ma vedendola con gli occhi del poi, se me ne fossi andata, Alejandro non sarebbe mai nato.  Anche se lui e’ nato molti anni dopo da quel momento, mi fa impressione capire come tutte le nostre decisioni aprono strade e ne interrompono altre.

La forza dell’amore mi ha portato a voler trasformare l’ambiente a cui mi ero adattata e che avevo fino a quel momento subito per com’era.  Così anche la mia cucina si e’ trasformata: le pareti hanno assunto il colore del fogliame degli alberi all’esterno, i vecchi mobili sono stati sostituiti con altri fatti in bambù da un artigiano locale, i generi di consumo si sono arricchiti perché ora volevo cucinare cose buone e nuove per Victor quando lo invitavo a mangiare da me.

HPIM0118Ho abitato in molte altre case dopo questa, ed in tutte ho sempre continuato a trasformare l’ambiente.

Se cambio io, cambia il mondo intero.  E’ la rivoluzione umana.  E’ quanto Daisaku Ikeda ha ricordato anche tutto il mondo durante il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile a Johannesbourg nel 2002.  E’ un punto di vista buddista, e’ perfettamente logico e semplice.

Quindi cambio io, mi invento come adattarmi alla nuova realtà e guardo avanti, puntando nella direzione che cerco, ma sempre con in mano una bussola che mi indichi dove sto andando, perché non voglio perdermi e voglio poter dire a tutti dove mi trovo e come si fa ad arrivarci.

un bacio

Un tipo diverso di lusso

DifferentKind

AmemiyaInRiceField

Siamo arrivati in Italia pochi giorni fa e trascorso questo breve stop&go, torneremo a casa, in Peru.  Il nostro lavoro in Mozambico e’ finito e si apre una nuova fase delle nostre vite: ci dovremo trovare od inventare dei nuovi lavori e cominceremo a realizzare alcuni progetti che abbiamo coltivato in questi ultimi anni.

Quello che mi piacerebbe ora e’ poter andare a vivere in campagna, ma so che non e’ una soluzione semplice perché trovare il terreno giusto per noi, potrebbe richiedere anni.   Per ora più che pensare a quello che mi piacerebbe fare, la mia attenzione e’ focalizzata sul costruire giorno dopo giorno un rapporto bellissimo sia come coppia che come famiglia ed in senso più esteso, con tutte le mie amicizie in giro per il mondo.  Giusto ne parlavamo l’altro giorno con un signore molto elegante che lavora in uno dei negozi storici di Milano, in Centro.  Lui ci diceva appunto che capiva le motivazioni che ci avevano fatto scegliere di vivere in Latino America, ma che dovunque fossimo andati, l’importante e’ proprio andare d’accordo noi due.  Mi arricchisce poter ascoltare da sconosciuti, buoni consigli di vita basati sulle loro esperienze personali.

In questo periodo mi sta accompagnando un e-book che parla di come vivere vite estremamente semplici ed essenziali nella forma, ma articolate e complesse nella sostanza.  Il libro si intitola A Different Kind of Luxury e l’autore e’ A. Couturier, scrittore americano che ha vissuto diversi anni in Giappone stabilendo rapporti di amicizia e fiducia con alcuni giapponesi che invece di vivere nelle città super tecnologiche, sono tornati a vivere sulle montagne con le proprie famiglia, provvedendo al fabbisogno familiare con le proprie mani e dedicandosi ad accumulare più tempo che cose.

[….] Most people have direct their attention toward having things more than time, and that’s why they are always running. […]

Le persone presentate nel libro hanno scelto di coltivare il proprio spirito ma non sono eremiti: alcuni sono attivisti anti nucleari in un Giappone sempre più affascinato da questo tipo di energia per fini industriali, tutti sono artisti ed agricoltori, quasi tutti condividono questa differente scelta di vita con un compagno o compagna e dei figli.

[…] I don’t mind using money.  I just hate having to go through what it takes to produce it! […]

Vi potrei continuare a scrivere numerose citazioni, ma penso che valga la pena che leggiate il libro se siete interessati a questo tipo di esperienze di vita.  Anche Victor ed io stiamo pensando a come diventare autosufficienti ma direi proprio per motivi pratici più che idealistici, in previsione di una vecchiaia in cui non avremo una pensione.  Lo stesso: ci piace lavorare e dedicare gran parte della giornata al lavoro, ma puntiamo a farlo nel contesto di iniziative di cui siamo padroni delle nostre decisioni, per cui ci affascina più che spaventarci l’idea di metterci in proprio.

Per ora di me ho capito che posso adattarmi a tutte le realtà in cui vivo.  Mi piace, come in questi giorni, appagare i miei desideri di trucchi e belletti, coltivati per un anno intero ed ad un’eta ormai matura, ma so che e’ una condizione temporanea e che me li dovrò far durare.  Invece quando sono in condizioni di scarsità di mezzi e di finanze, faccio appello alla mia fantasia e creatività e lo stesso mi sento una regina.

Quando inizio ad avere troppi desideri materiali, cerco sempre di ricordarmi quello che mi ha insegnato Victor: che ciò’ che rende la vita più ricca, in qualsiasi situazione, non sono le cose materiali, bensì i rapporti umani.  Quindi quello che posso permettermi in un momento ben preciso, ha più valore ed e’ più duraturo se riesco a condividerlo.

Vi auguro una gioiosa domenica d’inverno.

addio Africa ?

Siamo quasi arrivati alla fine di un percorso di tre anni in Africa.  L’Africa cammina e noi abbiamo camminato insieme ad alcune di quelle persone.

IMG_1481_fotor

Mi avete detto in molti che questo blog era cambiato dopo che avevo lasciato l’America Latina perché non traspariva più la gioia e spensieratezza degli anni in Peru.  All’inizio qui in Africa e’ stato molto molto difficile sia sul lavoro che sul piano personale eppure erano stati anni molto difficili anche quelli in Peru.  Forse  qui sono diventata più ‘seria’ perché non mi divertivo più sul lavoro e non avevo più i miei amici vicino, solo Victor che e’ nel frattempo diventato anche il mio migliore amico.

Nel Buddismo che pratico esiste un atteggiamento molto bello: qualunque cosa accada, cambio io !!  e non ho mai sentito tanto mio questo comportamento, come in questi ultimi 3 anni.

Quindi invece di intristirmi perché non trovavo un sacco di cose che mi piaceva cucinare, perché non assorbire la cucina locale ? Invece di sentirmi staccata dal mondo perché non potevo leggere tutto quello che desideravo, perché non farsi regalare da Victor un tablet per comprare e scaricare i libri da internet ? Invece di lamentarsi perché non avevo più lana ne’ cotone da lavorare, perché non iniziare a lavorare gomitoli fatti con borse di plastica da riciclare oppure con la lana degli indumenti infeltriti per i troppi lavaggi ? Invece di sentirsi giù perché ci sembra di non avere le capacita che pensavamo, perché non sfidarsi in imparare cose completamente nuove per far aumentare l’autostima  ? Invece di pensare che non si può più imparare nulla di nuovo vista l’assenza di stimoli culturali locali, perché non cercare in rete un mondo di corsi internet gratis, programmi open source con ambienti aperti di formazione e scambio ?  Invece di dedicarsi all’80% del tempo al lavoro ed il 20% alla famiglia, perché non cambiare gli equilibri definendo chiaramente il tempo del lavoro, il tempo della famiglia ed anche un tempo per se stesse, così anche se durante la settimana il tempo per la famiglia rimane quel 20%, che sia al 100% dedicato ?

Quando lasceremo questo continente, non saperi dirvi dove andremo.  Sono solo sicura che dovremo trovare un altro lavoro e ripartire di nuovo da zero.

Quando siamo arrivati qui 3 anni fa, lo stesso, siamo ripartiti da zero.  Non capivo perché era ci era capitata quest’occasione, ma avevo molta energia nel ricominciare una nuova vita in un paese nuovo perché avevo fiducia che se tutte le condizioni esterne mi portavano in un paese così lontano, sicuramente era per creare dei benefici nella mia vita.  Ho pensato più volte di andarmene, ma ho sempre sentito che sarebbe stato come ammettere una sconfitta prima che avessimo completato i lavori di cui ci eravamo assunti la responsabilità.  I regali che mi ha dato accettare questa sfida, sono molto preziosi:

– imparare a pensare con il cuore

– non chiudere il cuore alla speranza quando si vedono e sentono ingiustizie assurde e dolorose accettate in silenzio ed omertà perche’ sono i nostri gesti individuali di tutti i giorni che cambiano gli eventi anche se non vediamo chiaramente in che maniera; così la pena nel vedere per esempio un sacco di amici di Ale nutriti male, lasciati in strada senza protezione, non seguiti a scuola, si trasforma dal farmi pensare che e’ inutile fare qualcosa perché e’ così in tutto il continente, in offrire merende per tutti quelli che sono in cortile quando Ale vuole merenda: un bicchiere di latte non costa molto, ma da l’energia per pensare ed un giorno quel cervellino forse si ricorderà di una mamma che li trattava con rispetto ed attenzione, e reclamerà lo stesso per se stesso e per i propri figli.

Vi lascio stasera con l’augurio che le vostre speranze diventino come la gramigna, cioè si seminino e si realizzino dovunque ed in qualsiasi situazione voi siate.  E non importa se non capite come sia possibile, basta solo cominciare a crederlo.

Fratelli

IMG_1534_fotor

Mi raccontava qualche settimana fa una coppia di genitori peruviano-colombiani di aver deciso di dare una sorellina alla loro bimba perché i bambini che sono figli unici crescono tristi ed egoisti.

Ale cerca molto la compagnia di altri bambini e da quando ha compiuto 6 anni vedo che proprio e’ attento ed affettuoso anche con i bambini molto più piccoli di lui, per cui un fratello/sorella credo gli piacerebbe un sacco.  Ma non credo che essere figlio unico ora od in futuro, influirà sul suo modo di essere, se noi genitori continueremo ad essere aperti ad accogliere gli altri bambini come se fossero figli nostri, cioè con rispetto ed attenzione.

Nella casa dove abitiamo ora, abbiamo vicini che sono famiglie e tutti hanno solo un figlio, il che sembrerebbe strano se si pensa ai luoghi comuni sull’Africa.  Anche noi per ora pensiamo di non avere altri figli, perché quando si fa un lavoro come il nostro, per cui ogni anno o due o tre si deve trovare un altro lavoro e ricominciare da capo, spesso in un’altra parte del mondo, e’ più facile pensare di essere una famiglia piccola.

Se nel futuro potremo avere un altro bambino, sicuramente ne sarei felice, ma ora sono felice anche di questa situazione: noi genitori abbiamo aperto il nostro cuore  e trattiamo tutti i bambini che passano per casa con lo stesso rispetto ed attenzione con cui trattiamo Ale ed io osservo che poi Ale tratta i suoi amici e cugini come  se fossero suoi fratelli.  E cosa voglio dire con questo ? alla fine credo che un fratello e’ qualcuno che e’ presente ogni giorno e che importa ai nostri genitori, per cui se questi due elementi sussistono, i legami di sangue diventano molto relativi ed infatti spesso sentiamo che abbiamo un amico/a che sentiamo più come fratello/sorella dei nostri stessi fratelli o sorelle.

E voi cosa ne pensate ?

a casa da scuola

IMG_8585Ale ha finito le sue vacanze scolastiche lunedì perche’ la sua scuola ha organizzato il primo mese di vacanza ora, ed il secondo mese di vacanze a Dicembre.  Victor ed io, invece, non faremo vacanze: lavoreremo tutta l’estate (anche Ferragosto !!), ma sinceramente non ho/abbiamo voglia di far vacanza ora, ho/abbiamo troppe cose da portare avanti sul lavoro e come sapete, il lavoro fa parte della mia/nostra vita così come i sabati e le domeniche: non ci pesa e ci piace.

Ale invece credo abbia appena finito delle vacanze meravigliose: tutto il giorno a giocare con gli amici, qui in casa, dai vicini.  Poi la sera, troppo stanco, ad imparare con l’Ipad che vi racconterò presto come sto usando per lui.  Poi una bella storia (questo mese abbiamo letto il GGG di R. Dahl e siamo passati a La casa sull’albero della Pitzorno), e via a dormire le sue 10-11 ore.

Mi piace che qui stia imparando a giocare e a prendersi cura anche di bimbi molto piu piccoli di lui.  A volte abbiamo una ventina di bimbi nel cortile di casa, di tutte le eta.

Una volta un amico mi ha detto che sarebbe bello riempire gli occhi di un figlio di cose meravigliose.  Nel posto dove viviamo non vediamo molte cose meravigliose come potremmo chiamare una spiaggia della Sardegna, o uno scorcio delle 5 Terre, ma la meraviglia molte volte sta anche nel quotidiano, dentro quella lente di zoom che i bambini possiedono e che perdiamo diventando grandi.  Credo sia bellissimo fare delle vacanze a casa propria, con tutto il giorno davanti da spendere con gli amici facendo cose che amiamo fare.  Come giocare su un cumulo di sabbia che si sta usando per costruire una casa semplice pero’ frutto della fatica del lavoro di un padre.  Come disegnare e confezionare regali per le amiche che ci hanno appena invitato al loro compleanno, regali fatti con quello che si e’ trovato in giardino.  Come pranzare insieme seduti su una stuoia in cortile.  Come chiedere pop corn per merenda, e riceverne una pentola piena da dividere fra una dozzina di mani.

ps. questa foto non e’ recente, ma devo dire che non ho un buon rapporto con la macchina fotografica nel fotografare persone, a meno che non siano amici miei e poi non mi piace molto pubblicare visi di bambini, per cui lascio tutto alla vostra immaginazione