E’ nato Carino

Erano 5 anni che volevo realizzare una bambola waldorf e non mi decidevo perché i tutorials online non mi convincevano, i materiali non sapevo dove fosse meglio comprarli e soprattutto pensavo di non riuscire a fare una bella bambola.

Poi qualche mese fa su Etsy ho trovato lo shop di Mariengold.  Victor mi ha spronato a provare e così ho fatto l’ordine quando ancora ero in Mozambico, per realizzare la bambola quando fossimo arrivati in Italia in vacanza.

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e mi sono innamorata delle sue bellissime bambole.  Ho scoperto che potevo sia comprare un ebook per imparare come fare quelle bambole e sia comprare un set di materiali già pronti per realizzarle da me.

Questo e’ il risultato:

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Alejandro l’ha chiamato Carino.  L’ho finito alle 2 di notte e gliel’ho infilato nel letto e non sapete la sua gioia quando lui l’ha scoperto accanto a se la mattina.IMG_1749

Cosa vi consiglio in base a questa mia prima esperienza ?

Uno di questi ebook (disponibili in inglese e tedesco) mi sembra proprio che valga la pena comprarlo se volete realizzare una bambola waldorf da sole, perché ci sono tecniche e modelli molto più belli di altri tutorials che ho visto in altri blog molto conosciuti.  L’ebook e’ pieno di foto e spiegazioni dettagliate ed anche se non conoscete bene l’inglese, si riesce a seguire lo sviluppo del lavoro.  Nell’ ebook ci sono anche indicazioni dettagliate di dove comprare i materiali.  Se volete realizzarne altre, oltre alle indicazioni di Marie, Ester mi aveva consigliato questo sito, quindi ve lo segnalo.

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Io ho disegnato e realizzato il completo che Carino indossa in queste foto.  Mi sono innamorata anche di altri 2 modelli: questo e questo.  A proposito di questo, vi lancio una proposta di cooperazione sulla fiducia: se una di voi e’ interessata a comprare uno di questi due modelli, me lo faccia sapere, così io compro l’altro, e ce li scambiamo !!

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Un tipo diverso di lusso

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Siamo arrivati in Italia pochi giorni fa e trascorso questo breve stop&go, torneremo a casa, in Peru.  Il nostro lavoro in Mozambico e’ finito e si apre una nuova fase delle nostre vite: ci dovremo trovare od inventare dei nuovi lavori e cominceremo a realizzare alcuni progetti che abbiamo coltivato in questi ultimi anni.

Quello che mi piacerebbe ora e’ poter andare a vivere in campagna, ma so che non e’ una soluzione semplice perché trovare il terreno giusto per noi, potrebbe richiedere anni.   Per ora più che pensare a quello che mi piacerebbe fare, la mia attenzione e’ focalizzata sul costruire giorno dopo giorno un rapporto bellissimo sia come coppia che come famiglia ed in senso più esteso, con tutte le mie amicizie in giro per il mondo.  Giusto ne parlavamo l’altro giorno con un signore molto elegante che lavora in uno dei negozi storici di Milano, in Centro.  Lui ci diceva appunto che capiva le motivazioni che ci avevano fatto scegliere di vivere in Latino America, ma che dovunque fossimo andati, l’importante e’ proprio andare d’accordo noi due.  Mi arricchisce poter ascoltare da sconosciuti, buoni consigli di vita basati sulle loro esperienze personali.

In questo periodo mi sta accompagnando un e-book che parla di come vivere vite estremamente semplici ed essenziali nella forma, ma articolate e complesse nella sostanza.  Il libro si intitola A Different Kind of Luxury e l’autore e’ A. Couturier, scrittore americano che ha vissuto diversi anni in Giappone stabilendo rapporti di amicizia e fiducia con alcuni giapponesi che invece di vivere nelle città super tecnologiche, sono tornati a vivere sulle montagne con le proprie famiglia, provvedendo al fabbisogno familiare con le proprie mani e dedicandosi ad accumulare più tempo che cose.

[….] Most people have direct their attention toward having things more than time, and that’s why they are always running. […]

Le persone presentate nel libro hanno scelto di coltivare il proprio spirito ma non sono eremiti: alcuni sono attivisti anti nucleari in un Giappone sempre più affascinato da questo tipo di energia per fini industriali, tutti sono artisti ed agricoltori, quasi tutti condividono questa differente scelta di vita con un compagno o compagna e dei figli.

[…] I don’t mind using money.  I just hate having to go through what it takes to produce it! […]

Vi potrei continuare a scrivere numerose citazioni, ma penso che valga la pena che leggiate il libro se siete interessati a questo tipo di esperienze di vita.  Anche Victor ed io stiamo pensando a come diventare autosufficienti ma direi proprio per motivi pratici più che idealistici, in previsione di una vecchiaia in cui non avremo una pensione.  Lo stesso: ci piace lavorare e dedicare gran parte della giornata al lavoro, ma puntiamo a farlo nel contesto di iniziative di cui siamo padroni delle nostre decisioni, per cui ci affascina più che spaventarci l’idea di metterci in proprio.

Per ora di me ho capito che posso adattarmi a tutte le realtà in cui vivo.  Mi piace, come in questi giorni, appagare i miei desideri di trucchi e belletti, coltivati per un anno intero ed ad un’eta ormai matura, ma so che e’ una condizione temporanea e che me li dovrò far durare.  Invece quando sono in condizioni di scarsità di mezzi e di finanze, faccio appello alla mia fantasia e creatività e lo stesso mi sento una regina.

Quando inizio ad avere troppi desideri materiali, cerco sempre di ricordarmi quello che mi ha insegnato Victor: che ciò’ che rende la vita più ricca, in qualsiasi situazione, non sono le cose materiali, bensì i rapporti umani.  Quindi quello che posso permettermi in un momento ben preciso, ha più valore ed e’ più duraturo se riesco a condividerlo.

Vi auguro una gioiosa domenica d’inverno.

Preparandosi…. ma non a partire !

Più passa il tempo, più vedo che e’ difficile mantenermi in forma.  Ho sempre avuto quelle che poi ho scoperto sono forme mediterranee, e mentre quando ero all’università mantenevo la 44 con lo sport, durante gli anni successivi sono arrivata fino alla 42, perché dopo essere diventata mamma, prima l’allattamento per un anno e mezzo quasi due, poi lo sforzo di coniugare famiglia, lavoro ed interessi sempre nuovi, mi facevano bruciare molte calorie.  Ora sto accorgendomi che se voglio stare in una 42 che in fondo e’ adatta alla mia altezza e non voglio essere “stressata”, che e’ poi la situazione che mi fa perdere peso, devo rimettermi a fare sport.

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Ho letto recentemente un interessante libro di Martha Stewart Living a Long Good Life dedicato alle donne over 40.  Questo libro e’ un manuale molto pratico in cui si parla di come mantenersi in salute attraverso il cibo, lo sport, lo studio, la cura dell’aspetto esteriore, la cura della casa e del proprio abbigliamento.  Questo libro mi ha ispirato a comprare gli attrezzi base per fare Pilates in casa (ed in viaggio), e a riprendere a correre 1 ora al giorno, dopo il lavoro meglio per scaricarmi delle tensioni eventualmente accumulate.  Mi sono anche resa conto che devo preparare la mia pelle per un processo di invecchiamento in bellezza e che quindi non la devo lasciare disidratare.

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Da qualche mese mi sono quindi costruita una vera e propria routine di bellezza basata su gesti quotidiani e settimanali.  Il risultato l’ho visto fin dalla prima settimana.

Io per esempio mi trucco solo quando sono in una città, cioè molto poco, quindi pensavo che non truccandomi, non fosse necessario tener pulita la pelle con prodotti particolari all’infuori di acqua e sapone.  Ora la mattina e sera mi lavo il viso con un olio detergente preparato da me a base di Grapeseed Oil (adatto alla mia pelle mista), ed olio essenziale di arancio amaro e salvia; lo applico, massaggio e lo tolgo con un panno di microfibra (conosciuto grazie a Clio).  L’odore di arancia al mattino sul viso, mi fa sentire subito fresca, energetica, pulita e frizzante.  Poi mi metto una crema da giorno (questa non la produco ancora io, ma lasciatemi tornare in Peru e vedrete), scelta sempre fra alcune marche “bio” sud africane e dopo aver trovato la lista di ingredienti più corta che riesca a trovare.  Se ho la pelle troppo lucida, metto un velo di cipria minerale.

Una volta a settimana, faccio un peeling con lo zucchero, poi una maschera di argilla oppure di miele con olio essenziale di lavanda e Tea Tree (vedi foto in alto).  Se fa freddo, prima della maschera e dopo il peeling faccio una sauna al viso con acqua e rosmarino.

Tutte queste “ricette” di bellezza per la produzione di prodotti per il viso e corpo, le prendo dal libro di Dina Falconi di cui ho parlato qui.

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Da poco ho cominciato anche a fare da sola il mio fondotinta, oppure la crema da giorno colorata.  Per questo non ho ancora trovato un libro quindi faccio secondo le idee che mi vengono.  Per esempio ho pensato di comprare un gel di alor vera per il viso, e di unirci qualche goccia di Tea Tree oil, il fondotinta e la cipria minerali.  Il prodotto ha una coprenza media e non mi pesa sulla pelle.  L’unico problema e’ stato mescolare bene i prodotti.  Il gel di aloe vera lo uso già come “primer” per gli occhi.

Aspetto di tornare in Peru per ritrovare le piante medicinali che uso laggiu e che sono meravigliose, come l’olio di copaiba, che basta applicare una volta alla settimana per idratare la pelle per tutta la settimana.

a casa da scuola

IMG_8585Ale ha finito le sue vacanze scolastiche lunedì perche’ la sua scuola ha organizzato il primo mese di vacanza ora, ed il secondo mese di vacanze a Dicembre.  Victor ed io, invece, non faremo vacanze: lavoreremo tutta l’estate (anche Ferragosto !!), ma sinceramente non ho/abbiamo voglia di far vacanza ora, ho/abbiamo troppe cose da portare avanti sul lavoro e come sapete, il lavoro fa parte della mia/nostra vita così come i sabati e le domeniche: non ci pesa e ci piace.

Ale invece credo abbia appena finito delle vacanze meravigliose: tutto il giorno a giocare con gli amici, qui in casa, dai vicini.  Poi la sera, troppo stanco, ad imparare con l’Ipad che vi racconterò presto come sto usando per lui.  Poi una bella storia (questo mese abbiamo letto il GGG di R. Dahl e siamo passati a La casa sull’albero della Pitzorno), e via a dormire le sue 10-11 ore.

Mi piace che qui stia imparando a giocare e a prendersi cura anche di bimbi molto piu piccoli di lui.  A volte abbiamo una ventina di bimbi nel cortile di casa, di tutte le eta.

Una volta un amico mi ha detto che sarebbe bello riempire gli occhi di un figlio di cose meravigliose.  Nel posto dove viviamo non vediamo molte cose meravigliose come potremmo chiamare una spiaggia della Sardegna, o uno scorcio delle 5 Terre, ma la meraviglia molte volte sta anche nel quotidiano, dentro quella lente di zoom che i bambini possiedono e che perdiamo diventando grandi.  Credo sia bellissimo fare delle vacanze a casa propria, con tutto il giorno davanti da spendere con gli amici facendo cose che amiamo fare.  Come giocare su un cumulo di sabbia che si sta usando per costruire una casa semplice pero’ frutto della fatica del lavoro di un padre.  Come disegnare e confezionare regali per le amiche che ci hanno appena invitato al loro compleanno, regali fatti con quello che si e’ trovato in giardino.  Come pranzare insieme seduti su una stuoia in cortile.  Come chiedere pop corn per merenda, e riceverne una pentola piena da dividere fra una dozzina di mani.

ps. questa foto non e’ recente, ma devo dire che non ho un buon rapporto con la macchina fotografica nel fotografare persone, a meno che non siano amici miei e poi non mi piace molto pubblicare visi di bambini, per cui lascio tutto alla vostra immaginazione

Thanks beyond the Sky and the Earth

If I had lived all my life here at this temple by the river, I wonder what I would want if I had grown up without ads telling me my heart’s desires: to be thinner, richer, sexier, look better, smell better, be all that I can be, have a faster car, a brighter smile, lighter hair, whiter whites, hurry now, don’t miss out, take advantage of this special offer.  If instead I had spent twenty-four years absorbing the silent weight of the mountains, the constant pull of the river, the sound of hot white light burning into black rocks.

Questo brano e’ tratto da libro Beyond the Sky and the Earth di Jaime Zeppa.  Il titolo di questo libro prende spunto dalla forma di ringraziamento usata in Buthan ed appresa dall’autrice durante la sua esperienza di lavoro come insegnante di inglese nel contesto di un programma di cooperazione culturale promosso dal Canada.  Vi voglio parlare di questo libro letto gia’ qualche mese fa, per farmi aiutare dalle riflessioni di Jaime, a fare un parallelo con la mia esperienza in Peru’, che mi ha assorbito a tal punto da pensare di trasferirmi a vivere laggiu’ per il resto della vita.  
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La foto seguente mi ritrae nella mia casa quando lavoravo in una delle cittadine che sorgono nel mezzo della Foresta Amazzonica, in Peru’.  Per molti versi, l’esperienza mia e di Jamie Zeppa e’ analoga: entrambe all’inizio volevamo tornare indietro, poi scatta qualcosa che ti fa iniziare ad amare quel posto.  Per me, come per lei, il fattore decisivo e’ l’incontro con una connazionale che e’ gia’ ambientata nel nuovo contesto, per cui diventa tutto meno difficile, fa tutto meno paura.

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In seguito entrambe abbiamo conosciuto, Jamie in Bhutan, io in Peru’, l’amore della nostra vita.  Quello che mi colpiva delle persone che conoscevo nelle Comunita’ nella Selva, di Victor stesso, e’ di come fossero soddisfatti della vita che conducevano.  Come scrive Jamie nel libro, riferendosi agli abitanti del Bhutan:

They are content with what they have, because what they have is all they know

Their lifestyle is not matter of choice, but a function of the environment

Anche io come Jamie ho ad un certo punto sviluppato un senso di attaccamento per quel luogo della Selva in cui vivevo, ancora prima di conoscervi Victor.  Ma come ad un certo punto capisce Jamie, forse il nostro attaccamento dipendeva dal fatto che il nostro mondo continuava ad essere un altro: ci piaceva quello che vedevamo, come ci sentivamo, ma non saremmo riuscite a condividere quello stile di vita.  Anche il nostro stile di vita si era adattato a quell’ambiente, ma noi avevamo conosciuto un mondo molto diverso in cui ci pensavamo che per essere felici bisognasse possedere le cose, non solo averne accesso.

You can love this landscape because your life does not depend on it. It is a merely a scenic backdrop for the other life you will always be able to return to, a life in which you will not be a farmer scraping a living out of difficult terrain.

Poi, ad un certo punto, ho incontrato Victor ed il mio desiderio di non instaurare legami con un paese in cui mi trovavo bene, ma nel quale sentivo non avrei potuto passare la vita, e’ cambiato.  Ho cominciato ad ascoltare veramente le persone e quindi a capire una visione del mondo diversa.

Anni dopo, ho scelto di lasciare il lavoro a Roma e tornare tutti insieme, con Victor e l’Alejandro piccolino, proprio in Peru’.  Non avevamo un lavoro laggiu’ e quando anche io ne ho trovato uno, ho fatto l’esperienza di vivere 2 anni come una qualsiasi altra peruviana.

Quell’esperienza mi ha dato una diversa visione del mondo.  Mi ha fatto capire che l’amore ti fa diventare cittadino di qualsiasi paese, e non intendo solo l’amore per un’altra persona, ma per la nostra propria stessa vita: amare le scelte che facciamo, le persone che diventano amiche nel cammino, le difficolta’ che fanno emergere capacita’ prima ignorate.  Che avere accesso a qualcosa, e’ piu importante che possedere e che bisogna prendersi cura di tutto cio’ che e’ un bene collettivo.

Kitchen Sink Cookies by SoNo Bakery

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Una delle attività che adoro da quando ho imparato ad apprezzare la gioia di stare in casa, è quella di cucinare, e soprattutto preparare biscotti e torte per la colazione.

Questa è una ricetta che sto rifacendo spesso da quando l’ho trovata nel libro della SoNo Bakery, di cui vi avevo già parlato qui.  Sapete che quando trovo un libro le cui ricette cominciano a piacermi, poi le faccio tutte.

Questi biscotti sono super energetici perché contengono burro, avena, cioccolato, cocco, noci.  Ma é energia da spendere per correre e saltare, giusto ? quindi vedrete che finiranno velocemente.

Ricordatevi sempre tutti gli ingredienti a temperatura ambiente, soprattutto il burro !!

Ingredienti:  2 e 1/2 cups di farina, 1/2 teaspoon lievito, 1 teaspoon sale, 1 e 1/2 cups burro non salato (sono arrivata a ridurre a 1 cup scarso, ma usando l’uvetta ammollata in acqua tiepida), 1 cup zucchero di canna, 1 cup zucchero bianco (sono arrivata a mettere 1 cup in totale di entrambi i tipi di zucchero), 1 uovo grande, 1 teaspoon stratto di vaniglia (sempe meglio se homemade), 1 cup cocco grattuggiato, 100 gr cioccolato tagliato a pezzetti, 1 cup noci pecans, 1 cup uvetta ( la lascio in ammollo per mezz’ora in acqua tiepida), 1 cup avena (non tritata, avena in foglioline, si dice hojuelas in spagnolo e old fashioned rrolled in inglese)

Preparazione: preriscaldare il forno a 200 gradi.   Prendere 2 recipienti: in uno mescolare faria, lievito, sale; nell’altro mettere burro e zucchero e con il mixer mescolarli finché il burro non diventa piú chiaro e spumoso, quindi aggiungere uovo e vaniglia.  A questo puno versare il contenuto della prima scodella nella seconda e mascolare con il mixer finché la farina é assorbita.  Aggiungere ora tutto il retso degli ingredienti: avena, cioccolato, noci, cocco, uvetta strizzata.  Fare delle palline con l’impasto, metterle in un ripiano del fondo coperto con carta da forno ed appiattirle con la mano.  Io faccio biscotti di 3 cm di diametro, che poi con il calore si dilateranno ancora.

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Vi immaginate una colazione così la mattina durante la settimana con i bambini da preparare per andare a scuola e noi da vestire e truccare ? non so per voi, ma per me un cappuccino ed un muffin tiepido la mattina durante la settimana, sono una coccola per chi sta in casa con me ed un modo di augurare una bella giornata, un attimo prima di buttarci dentro le attività che riempiono le nostre settimane.

Se volete sapere la ricetta dei muffins nella foto, continuate a leggere, sennò godetevi la luce che traspira dalla foto, quella di un mattino d’autunno africano. Continua a leggere