Una scuola peruviana

Sara’ che del Peru’ amo alcune cose e non ne sopporto altre e che in questo periodo quelle che non sopporto si stanno accavallando alla mia porta, ma l’esperienza di questo primo anno di scuola di Ale in Peru, sono contenta che stia per terminare (a Dicembre).

Come sapete, dopo quasi 2 anni di scuola inglese in Mozambico, Ale e’ arrivato in Peru’ e l’abbiamo iscritto alla prima elementare.  Qui si dice Primo Grado di Primaria.  Aveva finito la scuola in Africa con il titolo di outstanding student (qui sotto una foto sfuocata dell’evento), e più che per il titolo in se’, io ero stata contenta di vedere come gli fossero stati riconosciuti gli sforzi che lui aveva fatto: era arrivato che non capiva una parola di inglese perché parlava solo italiano, spagnolo e portoghese, e visto che l’avevamo tenuto volutamente lontano da scuola fino ai 4 anni e mezzo, si era dovuto “recuperare” contemporaneamente al corso normale, anche le nozioni dell’anno di scuola precedente al grado che gli corrispondeva secondo l’eta’.

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In Mozambico, e direi in tutta l’Africa ma non amo generalizzare senza esperienza concreta alla base, i bambini hanno una libertà che forse può apparire pericolosa ai nostri occhi, ma che mi sembra affascinante per loro.  Ale frequentava scuola la mattina, imparava tutto li e quando aveva finito, lo lasciavano giocare fuori perché non riusciva a stare tutto il tempo seduto al banco e lo steso giocare fuori non lo faceva imparare di meno; tornava a casa, pranzava ed il pomeriggio era tutto suo.  Correva nel nostro giardino o nei giardini die vicini.  Notare che non vivevamo in un quartiere di stranieri, ma insieme alla gente del posto, in una delle case costruite dai portoghesi durante l’epoca della colonizzazione.  Ale era molto popolare nel quartiere ed il giardino di casa nostra era sempre un via vai di bambini.  Lui passava tutto il tempo a correre a piedi nudi.  Io controllavo dove fosse solo se non ascoltavo la sua voce dalle finestre, e potevo farlo grazie al fatto che avevo l’ufficio in casa.  I bambini bisogna andarli a vedere quando non li senti; se li senti, vuol dire che va tutto bene.

Da questa vita bucolica, siamo passati alla vita di cittadina di provincia del Peru’, quindi una vita urbana in cui le persona hanno paura di far uscire di casa i bambini.   In realtà hanno paura anche se vanno a giocare a casa degli amici.  Ma questo e’ il Peru’ urbano, perché sulle Ande trovi i bambini a spasso da soli o per lavoro o per gioco.

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Devo dire che all’inizio e’ stato un terremoto sia per noi che per la scuola.  Ale non era abituato a stare tutto il tempo seduto al banco ed anche a casa non aveva un giardino, per cui non sapeva più come sfogarsi.  Noi abbiamo scelto una scuola privata che fosse vicina a casa e con una retta sostenibile.  La scuola pubblica gode di cattiva fama: i professori non si interessano se gli alunni imparano o no, danno voti e punto.  Ecco questa passione per voti e punteggi, per esempio, non mi piace.  A scuola Ale ha valutazioni continue: ci sono gli esami ogni 3 mesi su tutte le materie e durante la settimana, ha valutazioni sul lavoro in classe.  Se per esempio prende 18/20 nell’esame di matematica ma poi la maestra gli da 08 sul quaderno perché giocava invece di risolvere gli esercizi,  nella scheda di valutazione trimestrale si trova la media matematica di tutti questi voti.  E la scuola espone una classifica di tutti gli studenti in base al punteggio su tutte le materie.  Sempre matematica: in prima elementare sono già al doppio ed ai problemini, dopo aver terminato addizione e sottrazione con resto.  Che inizino le moltiplicazioni prima di fine anno ?

A parte le valutazioni sulla didattica, su cui posso essere più o meno d’accordo ma che sono conseguenze di una scelta fatta comunque da noi per cui e’ inutile criticarle visto ce si spiegano dal sole considerando contesto, mi sembra che la tendenza sia quella di omogenizzare e livellare e che le eccezioni facciano un po’ paura.  Noi per fortuna abbiamo incontrato una psicologa scolastica illuminata.  Ogni scuola ha una psicologa ed i professori lavorano tutti con lei in parallelo.  Qui le università private valutano le richieste d’ammissione in base alla scuola da cui provieni, perché hanno dei profili predeterminati degli alunni che provengono da quella determinata scuola, Ale usciva dagli schemi.  La psicologa ha illuminato i professori ed ha spiegato loro che lui impara muovendosi.  Quando e’ stanco, ha detto ai professori di mandarlo in qualche altra aula oppure a giocare nel giardino.  Lui così e’ diventato popolare in tutta la scuola.  Quando ha passato la fase che voleva che la maestra gli dettasse e non voleva copiare dalla lavagna (ma non e’ più facile copiare ?), mandavano i bambini che stavano comportandosi male in altri saloni, nel salone di Ale per dettare a lui ed aiutare gli altri compagni in quello di cui avevano bisogno (e’ un salone in generale un po’ movimentato, ma purtroppo tutti i bambini si spegneranno nei prossimi anni).  Ora Ale copia da solo, ma non sta fermo.  A volte la maestra lo manda a correre e quando proprio sta esagerando, intervengo io per rimettere ordine perché il suo spazio di autonomia ormai se l’e’ guadagnato e deve anche imparare a rispettare le esigenze di compagni e professori.  La flessibilità deve sempre essere nei due sensi.

Qui i bambini come Ale vengono chiamati iperattivi e mandati in terapia specialistica.  Dicono che non sanno concentrarsi.  Eppure Ale quando e’ proprio irrequieto, lo mandano nell’ufficio della psicologa e con la traquillita di quello spazio, lui si concentra bene e fa esami o schede di valutazione giornaliere.  I professori sono perplessi.  No capiscono perché uno come lui, che fa anche 3 cose in contemporanea (ascoltare la maestra, fare un disegno o scrivere e conversare con un compagno), poi si prenda dei bei voti e non rimanga indietro rispetto agli altri.  Quando ha avuto ora un po di difficoltà nella memorizzazione di scrittura delle parole in castellano, ho rinunciato a far riflettere i professori sul fatto che lui sia bilingue (con 4 lingue fino all’anno scorso).

So che Ale troverà la sua strada in mezzo alle scelte che facciamo per lui.  Certo mi sarebbe piaciuto mandarlo ad una scuola steineriana, ma dove viviamo non c’e’ e quindi sono io a casa che lo stimolo con quello che imparo dai libri o da blog che seguo.  Credo molto nel trovare le soluzioni migliori caso per caso, per cui non ho modelli ma prendo solo spunti.

Il mio metro di giudizio rimane la scuola pubblica elementare italiana degli anni ’80 e poi i miei professori stupendi delle scuole medie.  Se sono la persona che sono ora, lo devo non solo alla mia famiglia, ma anche ai miei professori.  Cosa potrà dire un giorno Ale della sua esperienza scolastica ?

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4 thoughts on “Una scuola peruviana

  1. Ohi, mi dispiace di leggere queste cose, anche alla luce del tuo commento sul mio blog. Ma non c’è un’altra scuola accessibile ma un po’ migliore? Oppure è proprio il sistema che funziona così?

    1. Ne discutevo con un’amica italiana che e’ stata professoressa inviata dal nostro Ministero alla Scuola Italiana di Lima: e’ il sistema che funziona così. Ma sia che il Direttore italiano della Scuola Italiana di Lima mi aveva offerto un posto di insegnante per il Nido ? io sono ingegnere ed avevo mandato il mio CV per insegnare matematica alle superiori….. sono rimasta di sale. Ho un’atra amica (uscita da scuola steineriana) che era assistente di arte in un’istituto di Lima famoso a parte per il costo stellare, anche perché parlano solo inglese e molti professori sono madrelingua: l’insegnante di arte non era così differente dal nostro professore qui, la metodologia era molto simile. Qui in Peru pensano che più spendi, più l’insegnamento e’ di qualità, ma i professori studiano tutti nelle stesse università. Noi siamo nella scuola più cara del posto dove viviamo. Nel capoluogo di provincia, qui vicino, ci sono scuole più care, ma non le abbiamo scelte un po per il costo visto che stiamo cercando lavoro, un po’ perché sono religiose e noi preferiamo lasciare Ale libero di scegliere in cosa credere senza essere indottrinato fin da bambino. Per ora la soluzione la trovo proponendogli io altre attività, cose, libri, punti di vista. Sai che sono sempre per ottimizzare la situazione in qualsiasi frangente ti trovi :)

  2. Purtroppo in sudamerica solo il Cile sta cambiando (piano) la tradizione di valutare i bambini ogni due/tre mesi rimanendo sempre fissati sui voti e poco sulle doti individuali da esprimere al meglio. E anche paesi sudamericani più grandi e più ricchi del Peru fanno molta fatica ad accogliere metodi ormai consolidati come Steiner o Montessori, c’è un rifiuto profondo verso cambiamenti innovativi che rimane dai nostri troppi anni senza alcuna democrazia.

    Mentre descrivevi tuo figlio, ho visto la mia piccola grande. Anche lei bilingue ha avuto seri problemi alla prima elementare italiana. Aveva avuto la scuola materna semi-montessori e ed è sempre stata lasciata libera di alzarsi quanto e quando volesse. Anche lei non riusciva a copiare dalla lavagna e non riusciva ad individuare il rigo giusto sul quale scrivere (in sudamerica usiamo sempre quaderni semplici, con rigo bello grande che qui in Italia compare solo in quarta elementare!) e tutte le nuove regole l’hanno gettata nello sconforto. Si isolava, spesso non rispondeva subito, sembrava avesse bisogno di scappare da tutto quel cambiamento improvviso. Abbiamo dovuto chiedere parere ad un NPI per rassicurare la scuola. In realtà, secondo la NPI, mia figlia è potenzialmente dislessica e la trascrizione dalla lavagna risulta faticosissima per i dislessici perché si perdono talmente tante volte che si scocciano. Ecco perché lei preferiva il dettato! Così, era veloce quanto i suoi compagni perché aveva il buon orecchio allenato da bilingue! Ora va benone, è in terza ma ancora ha bisogno di essere molto coinvolta nella lezione altrimenti, “se ne scappa” a modo suo, disegna, guarda la finestra o sfoglia i libri… ;))))

    Ogni volta che ho fatto un pensierino di tornare in Brasile me la faccio passare la voglia perché ricordo il mio lungo, faticosissimo (e costosissimo) percorso scolastico. Per i figli penso sia giusto provare ad offrire qualcosa che rappresenti un passo oltre le nostre esperienze negative personali, altrimenti esse non saranno servite a molto e così, anche se la scuola italiana mi appare ancora limitata, la preferisco a quelle che ho conosciuto da bambina.

    In bocca al lupo al tuo piccolo!

    ps. ma hai mai pensato al homeschooling? Alcuni paesi in sudamerica già lo consentono. In Brasile, con quel che costano le scuole, molte famiglia si stanno atrezzando e fanno homschooling di gruppo. Magari in Peru potresti trovare altri stranieri con cui fare un gruppo.

    1. Ciao Luciana, muito obrigada por compartilhar sua experiência!!! Nel frattempo Alejandrito ha imparato a copiare dalla lavagna ma la maestra ora dice che e’ disordinato, e ha ragione, ma si fa un passo alla volta vero ? Cmq Io pure sono favorevole a cercare un parere esterno quando capisco che ci sono problemi che non posso affrontare da sola ed infatti ho cercato fin da subito di lavorare con la psicologa della scuola. Sai, mi sto rendendo conto che in un mondo in cui e’ tanto più facile viaggiare, rimane difficile spostare la testa ogni volta sulle nuove frequenze, per cui si puo rimanere estranei a un mondo nuovo, per me il Peru’ o l’Africa, per te l’Italia. I bambini invece si immergono facilmente nei mondi nuovi e per questo bisogna insegnare loro a nuotare ogni volta, così come nuotare in mare e’ diverso da un fiume.

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