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Ho ascoltato ieri su TED questo video di Sir Ken Robinson (autore del libro best seller The Element di cui vi parlerò appena l’avrò letto).   Ho riflettuto quanto per me ogni giorno sia importante mettere creatività anche nei lavori in cui non mi viene richiesta, perchè sento che il mio lavoro senza un lazzo creativo, diventa un campo arido e spoglio ed il mio tempo scorre senza lasciare un’impronta.   Eppure nel mio piccolo, sento che essere creativi è considerato ancora un problema sul lavoro ed uscire dai percorsi educativi classici nell’educazione dei bambini, è considerato un atto di irresponsabilità.

Ho cominciato a ribellarmi in maniera visibile alle idee preconcette quando a 22 o 23 anni mi sono completamente tinta i capelli di rosso chimico.  Curiosamente non ho alcuna foto dell’epoca, ma nei corridoi del Politecnico non passavo inosservata ed un amico mi chiese se non avevo paura di essere bocciata agli esami.  Immaginatevi il mio stupore perchè pensavo che i professori dovessero valutare le mie competenze, non il colore dei miei capelli !! Non è stato un atto di ribellione; direi di insofferenza, perchè non capivo bene cosa mi facesse sentire oppressa.

Era un periodo in cui sapevi che uscita dall’università con una laurea in Ingegneria, avresti sicuramente trovato un lavoro, poi avresti potuto farti un mutuo per comprare una casa e dopo qualche tempo, avere dei bimbi.  Preoccuparsi di crescerli, poi aspettare la pensione e curare i nipotini.  Quella sicurezza sembra invidiabile, se consideriamo l’incertezza in cui ci ha sommerso la Crisi Mondiale.

Eppure io mi sentivo oppressa dall’idea di dover camminare quella strada prestabilita.  Non volevo indebitarmi con un mutuo e dover lavorare 20-30 anni prima di diventare proprietaria di casa mia: e se avessi voluto stare un tempo senza lavorare ?  volevo conoscere altre realtà ma non in vacanza, considerando che poi con un mutuo, vancanze in America Latina o Africa non ne avrei potute fare.

Così ho lasciato in un cassetto la laurea e mi sono rimessa in gioco.  Sono rimasta nel mio campo di studi, ma ho cominciato ad imparare cose nuove.  Ed arrivare a fare quello che quando da piccola giocavo, sentivo che mi piaceva davvero.  Ed ora quando mi dicono che non sembro un ingegnere, mi fa piacere.  Perchè dentro di me so che ho portato a termine con successo Ingegneria in 5 anni e mi sono pure presa il lusso di saltare la cerimonia di assegnazione dei titoli di laurea perchè ero già partita in esplorazione per la Sicilia.  L’università è stata la prima delle esperienza in cui mi sono cimentata, per portarla a termine e cominciare da capo ad imparare qualcosa di nuovo.

Ora ogni 3-4 anni so che devo fare lo stesso, chiudere un capitolo ed inventarmi il prossimo.  Mi sto allenando ad iniziare sempre da capo.  Ho grande fiducia nel futuro che si basa sui successi passati e curiosità per scoprire la prossima sfida.

Tutto questo lo racconto perchè sto pensando alla migliore educazione per Ale e forse è davvero il momento di coltivare percorsi educativi diversi, visto che, come suggerisce Robinson, le lauree stanno perdendo di valore e lo stesso è difficile trovare lavoro e  quando si trova può essere molto instabile e discontinuo.   Forse è il caso di rischiare con i propri figli e coltivare in particolar modo quello in cui mostrano delle potenzialità spiccate.  Incentivargli il senso di ricerca personale, di approfondimento, di confronto, e la capacità critica per non imparare solo a ripetere come un computer che replica solo le procedure per cui viene programmato.

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3 thoughts on “

  1. Sto giusto giusto traducendo un bel pezzo di Zadie Smith per il festival delle letterature di Massenzio, sul tema della creaatività. Quando sarà online te lo segnalerò, è molto interessante!

    1. grazie !! vorrei leggere qualcosa di quell’autrice, caspita, sai che alla fine leggo sempre 3-4 libri contemporaneamente ? a volte penso che non mi basta una vita per leggere tutto quello che vorrei :)

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