Sono tornata dallo Zimbabwe: il viaggio è stato intenso, è capitato tutto quello che non doveva capitare, ho perso 5 kg in 5 giorni, ma ho scoperto anche persone amichevoli che ti aiutano magari solo perchè sei bianco, magari solo perchè una volta hai aiutato loro, magari solo perchè lavorano insieme a te, magari non serve neppure domandarsi perchè, il fatto è che quando ho avuto bisogno di aiuto, l’ho trovato e non mi sono sentita mai sola.  C’è stato un momento durante quei giorni in cui mi sono trovata, forse per la prima volta in maniera così spudorata, in una situazione di razzismo puro, ma anche quella volta abbiamo giocato sulla situazione e l’abbiamo volta a nostro favore io ed i miei compagni di viaggio, e ringrazio la mia famiglia che mi ha dato un’educazione per cui non importa il colore della pelle, ma solo le persone che lavorano seriamente e quelle che invece no.

Qui sopra c’è una vista del Parco del Gonarezhou in Zimbabwe, in cui abbiamo dormito tutta la settimana: un accampamento senza luce la notte, in cui cucinavamo con carbone e cenavamo alla luce delle braci, in cui ho visto un elefante che passeggiava vicino a casa mia di notte e mi sono resa conto che gli animali preferiscono evitarci se non si sentono minacciati e che quindi la paura che sentivo la prima notte, di dormire da sola in una casa in mezzo ad un’area protetta con elefanti, bisonti e leoni che circolavano liberamente fuori dalla porta, era irragionevole.  E così dopo, tutti i giorni, ho pure avuto il coraggio di uscire sulla veranda aperta del mio bungalow, alle 4 di notte, per fare la doccia (fredda) e prepararmi per l’uscita del mattino.

Abbiamo anche visitato un mercato in un villaggio, pieno di prodotti e di gente.  Malgrado non avessimo nessun tipo di linea telefonica, io ero sicura che Victor e Ale stavano bene a casa, quindi mi sono concentrata bene sul lavoro e sul risolvere i problemi più o meno gravi che ci siamo trovati ad affrontare, perchè andare in giro è diverso dal lavoro di ufficio che faccio altre volte ed ogni ambiente ha il suo fascino ed i suoi pericoli.  Sono tornata a casa ancora più grata alla mia vita per questo lavoro che benchè difficile, ci permette di stare qui tutti insieme e di imparare tante cose (come sempre, molto più sul “campo” che dietro una scrivania).

Se si cerca la parola più ricorrente l’anno scorso sul mio blog su Blogger, dovrebbe essere l’aggettivo “stanca”ed ora capisco il perchè: ero chiusa su me stessa ed il mio punto di vista sul mondo e quindi ogni problema mi appariva come una minaccia e non come un’opportunità….. avevo troppe paure (grazie Teresa) .  Quest’anno la situazione esterna apparentemente non è cambiata, ma sono cambiata io, cioè è cambiata la mia risposta ai problemi; sento molto coraggio, perchè è solo quando si ha paura che si è manipolabili o ricattabili e noi la prima paura che non abbiamo è proprio quella di perdere il lavoro perchè….. è molto prezioso ma se dobbiamo scendere a compromessi per non perderlo, allora ne troveremo un altro…… e così facciamo semplicemente quello che dobbiamo fare nella nostra migliore maniera, per mantenere fede agli impegni presi con tutte le persone con cui lavoriamo.

Questa vita in Africa non mi sta influenzando comportamenti particolari, infatti di solito quello che vedo intorno a me non mi da particolarmente la voglia di apprenderlo, forse proprio perchè non siamo turisti, ma viviamo qui da 1 anno e mezzo e siamo immersi nella realtà delle persone che vivono qui, e che davvero è densa di ingiustizie e soprusi ma anche di opportunità che non si vogliono cogliere (facendo distinzione fra la realtà delle città grandi e piccole e delle campagne, perchè in queste ultime il tessuto sociale è molto più forte e solidale e le tradizioni tribali non si sono ancora perse); ma a me questa stessa realtà sta insegnando che non devo bloccare la mia voglia di fare con la scusa che mi manca un materiale o un’attrezzatura, ma che devo fare quello che ho in mente con quello che ho sottomano ed ingegnarmi.

Così è nato un album per i disegni che Ale ha ripreso a fare dopo mesi di pausa che mi avevano un pò preoccupato e che erano coincisi con il trasferimento di casa e l’aver lasciato i suoi amici al Barrio 11 che non è raggiungibile facilmente da dove siamo ora,  (ma malgrado questo ci sono dei suoi amici che gli vogliono molto bene e continuano a venirci a trovare :) )  Album fatto con il cartone delle uova e ricoperto con la carta riciclata delle borse che distribuiscono quando si entra nel Kruger, per buttare la spazzatura.

Un’altra sfida vinta è stata quella di provare a produrre la pasta madre con l’unica farina che ho sottomano qui, cioè quella per dolci…. ma la pasta madre sta prendendo forza e sono già al quarto rinfresco; la voglia me l’hanno data post come quelli di Simona, di Jasmine, di Ester mentre la mia guida è un noto articolo di qualche anno fa di Izn.  Grazie a tutte per l’entusiasmo che mi avete trasmesso, mannaggia, com’è contagioso !!!

E sempre per stare in cucina, dove ultimamente passo tutto il tempo che non lavoro, mi sono sfidata anche nel fare una pasta che non avevo mai fatto, e senza la macchina che mi aiuta a fare la sfoglia, ma con mattarello ed olio di gomito, esattamente come faceva la mia nonna tanto tempo fa.  Ricetta sempre ispirata a Izn ma anche un pò alla Cuoca Eclettica.

Domani mi aspetta il compleanno di Ale e poi è già lunedì, ma ve l’ho detto, sono felice di tutte queste opportunità, soprattutto di quella di risolvere i problemi e le difficoltà che mi aspettano.  E non voglio tornare ad aver paura.

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28 thoughts on “

  1. Che bello rivivere in questo post certi momenti che ho vissuto anche io in Africa.
    Come il campeggio in aree semi-desolate con tanti animali selvaggi che ti passeggiano vicino senza calcolarti minimamente (a parte un ippopotamo che inciampò nel filo della tenda :D), Erano momenti di gran gioia per me!
    Ammiro molto anche le tue sfide creative :)

      1. si, ti ho riconosciuta dalla mail :) ti devo dire che l’anno scorso mi hanno aiutato anche i tuoi racconti dell’esperienza in Africa, così come quelli di Daniela del Coltello di Banjas, perchè erano un punto di vista molto più positivo di quello che sentivo in quel momento

    1. mamma mia, un ippopotamo che inciampa nella mia tenda….lo so che loro non si rendono conto che lo spessore è diverso da quello di una casa, però lo stesso immagino la scarica di adrenalina…. io durante questo viaggio ne ho scaricata parecchia e sarà per questo che poi non mangiavo e non dormivo e ho perso peso : )) ma devo confessarti che degli animali selvaggi più che paura, ho rispetto, mentre la paura mi viene di fronte a certi comportamenti umani

      1. Eh. Anche a me. Si vede che la paura chiama paura. Perché non riesco a immaginare nessun altra ragione per i comportamenti umani di cui parli, che non sia la paura. Sono orgogliosa di esserti stata di ispirazione, nel mio piccolo. E ti invidio la pasta madre con le spore africane. Avrà il carattere di un piccolo leone. Un abbraccio :-)

        1. mi fai pensare, effettivamente la paura è una causa che scatena aggressività, depressione, e un sacco di altre emozioni negative che la incrementano, quindi forse proprio focalizzarmi sul non avere paura, può essere un punto di svolta. Mi hai anche dato un’idea per il nome da dare alla pasta madre, visto che ormai è un piccolo essere vivente che è entrato a far parte della famiglia: la chiamerò “la leonessa”. Ultimamente ho ripreso a rileggere con passione i tuoi articoli, che avevo un pò tralasciato con quella vecchia scusa del “io non posso farlo”: ora è la pasta madre, un maialino che ricicla il nostro organico ed il compost per quello che lui non mangia, l’orticello che cresce, la pasta fatta in casa ma ho ancora moltissimo da fare e soprattutto da promuovere dove viviamo, che sia Mozambico o Perù

    1. pensa che mia mamma mi dice sempre che sono una testa calda e che per fortuna c’è Victor che mi tiene tranquilla :) ma sai cosa pensavo oggi ? che con il blog riesco a buttare nero su bianco ed a riflettere su quello che faccio e tirarne fuori un insegnamento per migliorare, cosa che facevo anche prima quando usavo la carta, ma ero più giovane e avevo meno insegnamenti alla spalle su cui appoggiarmi per darmi il prossimo slancio

        1. ma a che età bisogna arrivare per convincere la propria madre che ormai può stare tranquila ? ai 50 ? quindi più o meno alla stessa età in cui lei ha cominciato a dirti che sei una testa calda, potrebbe funzionare o è troppo matematico ?

    1. io sono così, quando mi metto in testa una cosa, non mi ferma nessuno, ma se vuoi farmi fare una cosa di cui non ho voglia, la farò sempre male. Mi hai fato un bel complimento, grazie di cuore !!

  2. si impara sempre molto dalle sfide. A volte ci si perde d’animo, ma, quando si inizia a reagire, ci si rende conto di quanto riusciamo a portare a termine contando solo sul nostro ingegno e forza d’animo. Complimenti per come stai vivendo la tua vita in Africa, è sempre un piacere leggerti

    1. in Sud Africa va molto parlare di challenge, che una cosa è challenging, ma mi sembra che lo dicano molto per qualcosa che sembra loro molto poco probabile da ottenere, infatti a me, quello che intimorisce delle sfide (nota che non voglio scrivere impaurisce), è che al’inizio penso di non farcela, ma poi è proprio questo che rovina tutto.

  3. quella contro la paura e’ un’allerta quotidiana, una lampada da tenere sempre accesa. leggere le tue parole contribuisce a tener viva la fiamma, a sdrammatizzare, a ridimensionare.
    buona festa di compleanno!

  4. Mia cara, volevo solo esprimerti tutta l’ammirazione che ho per te, per quello che fai e per come affronti la vita.
    Quando mi girano o mi sento giù per qualche cretinata quotidiana devo ricordarmi di leggere il tuo blog…e imparare!
    Un abbraccio a te e al tuo piccolo grande ometto! ele

  5. ti ammiro molto mariaclaudia.
    altro che pasta madre….il tuo Ale è fortunato ad avere una mamma così coraggiosa! un abbraccio, R.

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